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domenica, 13 feb 2005
Presentate le modalità:1.100 posti nelle comunali e tempo fino al 27 gennaio. Da quest’anno moduli anche via internet
di Anna Madron
Circa 1.100 bambini, suddivisi in 44 sezioni, ciascuna di 25 alunni. Questi i numeri delle materne comunali dove da oggi, fino al 27 gennaio 2005, le iscrizioni sono aperte.
Via libera, dunque, a richieste e moduli che, novità di quest'anno, potranno essere compilati senza spostarsi da casa.
« Basta collegarsi a Internet, riempire il modello e rispedirlo via computer », ha precisato ieri mattina l'assessore all'Istruzione Arrigo ABALTI, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche i dirigenti del settore infanzia Schievano, Golin e Sgarabotto. I quali hanno ricordato che le domande di iscrizione potranno essere soltanto due, una nella scuola comunale e una in quella statale, « motivo per cui - ha sottolineato Schievano - a marzo, quando vengono pubblicate le graduatorie, si creano liste d'attesa destinate a sgonfiarsi nel momento in cui le famiglie decidono dove iscrivere i propri figli ».
Nell'aprile scorso, in ogni caso, gli alunni in attesa di entrare alle materne comunali erano 130, ridottisi poi via via a poche unità. La domanda, comunque, rimane forte, e i posti a disposizione, 1.100 nelle comunali e 1350 nelle 14 scuole materne statali, sono destinati ad essere interamente coperti dai bambini che compiranno i 3 anni entro il 31 dicembre dell'anno in cui viene effettuata l'iscrizione, come viene evidenziato nel pieghevole inviato in questi giorni in tutte le famiglie interessate. Quanto all'anticipo, previsto dalla riforma Moratti e ribadito nell'ultima circolare ministeriale del 30 dicembre scorso, i presupposti sembrano non esserci proprio.
« A parte la vertenza aperta con l'Anc i - ha ricordato ABALTI - il problema è che non ci sono risorse per investire in attrezzature, strutture e personale. Finché non avremo indicazioni più chiare da parte del Ministero manterremo quindi la situazione così com'è ». Per i piccoli di due anni e mezzo la materna rimane dunque, con buona pace della Moratti, "off limits".
Anche se la volontà di inoltrarsi un po' di più nella riforma c'è. « Il personale docente sta lavorando per comprendere e cercare di mettere in pratica alcune novità contenute nella legge - ha aggiunto Golin - d all'unità di apprendimento, al portfolio per le competenze ».
La volontà di capire le innovazioni proposte insomma c'è. « Tanto che - ha precisato ABALTI - sono allo studio anche il regolamento delle scuole materne comunali, vecchio di vent'anni, e la carta dei servizi, entrambi strumenti che dovrebbero portare ad un miglioramento dell'organizzazione interna delle scuole dell'infanzia ».
Pubblicato su Il Giornale di Vicenza, giovedì 13 gennaio 2005 cronaca pag. 16
venerd, 4 feb 2005
160 mila euro per il progetto che si realizzerà entro il 2006 assieme ad una fase “scolastica”. A Vicenza il primo “Informa-extra”.
di Silvia Maria Dubois
Un informagiovani all’avanguardia dedicato agli stranieri e un capillare programma di integrazione scolastica che, innanzitutto, renda stabile e fissa la figura del mediatore culturale.
Questo è solo un assaggio di ciò che verrà realizzato a Vicenza, dentro un progetto pilota regionale destinato ad esser copiato in tutta Italia e per cui sono appena stati stanziati 160 mila euro dall’assessorato regionale per le politiche sulla sicurezza e sui flussi migratori presieduto da Raffaele Zanon.
«Ritengo che tutti i processi di integrazione passino attraverso il sistema formativo - spiega l’assessore - un sistema che purtroppo non sempre ha gli strumenti adeguati a riconoscere le diverse identità sociali. L’integrazione è un processo complesso e va affrontato e stimolato fin dalla più tenera età proprio per eliminare alla radice ogni possibile sviluppo di intolleranza».
Ricordiamoci, inoltre, che integrazione vuol dire, da un lato, conoscere nuove culture, ma dall’altro, non perdere la nostra di veneti».
Il progetto vicentino, che verrà realizzato entro il 2006, avanza su due fronti. Innanzitutto nascerà un “Informa-extra” e cioè un Informagiovani tutto dedicato agli stranieri, con specifici referenti (preparati con un apposito corso di formazione nel centro regionale per l’immigrazione di Padova) per problematiche specifiche inerenti alla casa, al lavoro, allo studio, senza dimenticare un ausilio linguistico, spesso fonte di disagio o di ulteriori intoppi pratici alla reale integrazione social-lavorativa. A tal proposito, si preannuncia una struttura super tecnologica che, come spiega il direttore di Informagiovani Alberto Serafin, “trasformerà l’usuale centro di informazioni in uno show room d’avanguardia” con portale aggiornatissimo, sistema di comunicazione distribuito fra giornali on-line, siti web multilingue, mail ed sms per assicurare un costante contatto con le utenze: insomma, se ad esempio un giovane aspetta una notizia in merito ad un’offerta di lavoro o ad un servizio, potrà controllare sul proprio pc o sul cellulare la risposta. “Il nostro obiettivo finale è quello di coinvolgere enti, associazioni ed istituzioni - puntualizza Serafin - unendo dei componenti che già esistono ma che possono agire in un’ottica di rete e di ottimizzazione degli interventi per risolvere problematiche come la ricerca di una casa o un permesso di soggiorno».
La rivoluzione informatica “contagerà” anche lo storico Informagiovani locale che a maggio inaugura il primo network cittadino e, con il nuovo collega internazionale, nel giro di un anno, formerà una rete multimediale di inedita portata.
Ma il progetto regionale, finanziato ufficialmente da Venezia a dicembre ed approvato dalla giunta cittadina mercoledì sera come variazione al bilancio, comprende anche una “fase” scolastica.
È proprio qui, a tutti i gradi della formazione, che si inseriranno stabilmente dei mediatori culturali: professionisti stranieri che accompagnino i loro connazionali nel percorso d’istruzione, favorendone la piena comprensione e l’armonica convivenza con i compagni. “Figure che già ci sono ma che, per questioni di risorse, al momento non bastano ancora - spiega l’assessore alle politiche giovanili Arrigo ABALTI - con questo progetto il ruolo del mediatore, richiesto a gran voce da insegnanti, presidi e genitori, sarà più diffuso e di presenza stabile».
Altre azioni collaterali per favorire l’integrazione saranno date dalla programmazione di attività teatrali, artistiche, d’animazione e di danza: tutte finalizzate, anche attraverso il momento ludico, a stimolare l’integrazione fra diverse culture.
«Un processo su cui è necessario lavorare fin da piccoli anche in vista dell’incremento di popolazione straniera previsto a Vicenza - conclude ABALTI, ricordando che nelle scuole primarie cittadine la percentuale dei bambini stranieri è del 13,5 per cento, mentre nei nidi è del 19,6 per cento - non dimentichiamoci che la conoscenza reciproca non si limita all’apprendimento della lingua, bensì anche ai valori profondi di cui questa è portatrice».
Pubblicato su Il Giornale di Vicenza, venerdì 4 febbraio 2005 cronaca pag. 15
gioved, 24 feb 2005
Legambiente assegna alla città il terzo posto nella classifica nazionale
di Anna Madron
Vicenza promossa a pieni voti. Almeno per quanto riguarda le scuole dell’obbligo, come risulta dalla settima edizione dell’indagine annuale “Ecosistema scuola 2005” di Legambiente che colloca sul podio il capoluogo berico insieme a Biella e Forlì.
Questo il terzetto che si è aggiudicato i vertici della classifica stilata sulla base di 52 parametri diversi forniti da 103 comuni capoluogo di provincia. Si va dall’analisi strutturale degli edifici alla loro esposizione a rischio sismico, dall’inquinamento industriale alla diffusione degli alimenti biologici nelle mense fino agli spazi verdi dove giocare e fare sport. Stando a questi dati a Vicenza le scuole godono in linea di massima di buona salute, soprattutto se confrontate con i malanni cronici che affliggono invece il Centro-Sud.
Per rendere l’idea, la prima città del Meridione che si incontra in questa hit parade della qualità è Lecce che occupa però il 27° posto in classifica. E bisogna scendere fino al 10° posto della graduatoria per trovare la prima città del Centro, Livorno, distante però, e questa volta non in chilometri, da Lodi, Ferrara, Como, Cremona, Bergamo, Ravenna, Asti che insieme alle tre reginette, Biella, Forlì e Vicenza, rappresentano le città italiane dove è migliore la qualità dell’edilizia scolastica, ma anche dove si attuano le cosiddette buone pratiche, ovvero risparmio energetico e raccolta differenziata.
Vicenza si segnala poi per altri primati, a cominciare dal 95% di edifici progettati e costruiti esclusivamente come scuole. Tutte le strutture, inoltre, sono provviste di aree verdi fruibili e l’88% ha subito interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni. E non è tutto. A scuola, evidentemente anche grazie alla sensibilità di chi vi insegna, si fa la raccolta differenziata separando carta, plastica, pile e organico e si risparmia energia (in questo caso probabilmente una strada obbligata, viste le risorse esigue a disposizione) utilizzando lampadine a basso consumo. In tre plessi, infine, è attivo il teleriscaldamento.
Con grande soddisfazione di Legambiente si scopre dunque che Vicenza, se non altro tra i banchi, si dimostra sensibile ai problemi ecologici, svettando addirittura al primo posto della classifica con un punteggio di 76,77 superiore a quello di Forlì (75) e di Prato (72,40). Ma il capoluogo berico non sfigura troppo nemmeno nella graduatoria del “rischio” che mette uno in fila all’altro i Comuni italiani che dimostrano il più basso livello di attenzione nei confronti della qualità dell’edilizia scolastica.
Ai primi posti troviamo quei capoluoghi le cui scuole non sono evidentemente l’emblema della modernità, come Piacenza, Parma, Arezzo, Lecco, Reggio Emilia, Bologna, Modena, La Spezia, mentre Vicenza occupa un 20° posto che non la colloca tra le città più attente ai suoi edifici, ma nemmeno tra quelle che si segnalano per trascuratezza. Eppure siamo ancora lontani dagli standard ideali, è il commento dell’assessore all’Istruzione Arrigo ABALTI, che si dichiara soddisfatto per il verdetto di Legambiente, ma che sottolinea come una scuola di nuova concezione debba tenere conto non solo della sicurezza, ma anche, ad esempio, di tutti quei materiali innovativi proposti dal mercato.
Un esempio? «I serramenti con le tende incorporate nel vetro camera - spiega - che consentono di eliminare i tendaggi, ricettacolo di polvere e acari». Il modello di riferimento è a Nord, e precisamente in Scandinavia, «dove - prosegue l’assessore - c’è un’attenzione maggiore a tutto ciò che rientra nell’educazione e in generale nel “welfare state” che troppo spesso da noi viene interpretato a seconda delle ideologie politiche. Lì le scuole sono concepite come luoghi in cui tutto, dai materiali ecologici con cui sono costruite alle attrezzature, risponde alle esigenze dei bambini».
A dire il vero a Vicenza un modello analogo c’è ed è la materna Fogazzaro in via Sauro, la cui ristrutturazione è costata circa tre dei vecchi miliardi di lire per dotarla di tutto ciò che di più innovativo offre l’edilizia, dal tetto in rame al riscaldamento a pavimento agli isolanti alle pareti. «Il punto è che sono 90 le scuole che il Comune deve seguire - fa notare ABALTI - e con il bilancio a disposizione, quest’anno 6 milioni di euro, non si possono fare i miracoli. Senza contare che abbiamo imboccato una strada precisa, che è quella di non “tamponare” ma di intervenire radicalmente scuola per scuola, a costo di scontentare qualcuno».
Una cosa è certa: c’è chi sta peggio, e nemmeno tanto lontano. A Venezia, sempre secondo il dossier, nell’80% delle scuole è stata riscontrata la presenza dell’amianto che verrà rimosso con le bonifiche in atto. Interventi che necessitano finanziamenti che si rivelano insufficienti, come fa notare Legambiente in calce all’indagine: «Nel 2004 sono stati stanziati dal Miur 348.915.607 euro a cui vanno aggiunti, in base al decreto del 9 luglio 2004, altri 20.658.000 euro da ripartire nelle diverse regioni per la messa a norma degli edifici. Ma solo la metà di questi fondi viene destinata alla sicurezza degli edifici».
Pubblicato su Il Giornale di Vicenza, giovedì 24 febbraio 2005 cronaca pag. 14


